Credere in Dio anche davanti alla morte di una persona a noi particolarmente cara credo sia una delle prove maggiori che l’uomo debba sostenere.
Sappiamo tutti che l’uomo nasce e poi lo attende il traguardo del trapasso, ma questo può avvenire in diversi modi, dopo una lunga malattia, un omicidio, un sequestro, un incidente, una guerra, un attentato, un virus rapido doloroso inguaribile, una operazione malriuscita ecc. ecc.
Le reazioni di chi rimane possono essere diverse: pregare per la pace dell’anima del defunto e propria, ricorrere alla giustizia e in questa credere fino alla fine della propria vita, la vendetta,
essere fatalisti, pensare che in fondo il malato ha smesso di soffrire ed accogliere la sua mancanza come un sollievo per lui, maledire ed imprecare contro medici o assassini, cadere in una depressione senza fine, accogliere ciò come una punizione propria, recarsi sulla tomba e lì cercare
un aiuto a capire ad accettare, pensare che, se si è poveri, i ricchi possano soffrire di meno aiutati
dal dio denaro, maledire la propria povertà che già tanto ci fa affrontare con grandi difficoltà la vita
e perseguita il nostro congiunto fino alla morte ecc. ecc. .
Ma, purtroppo, può anche accadere che vi sia un rifiuto della fede, che si pensi all’onnipotente come ad un ingiusto.
Immaginiamo per un poco un dialogo che può sorgere tra noi, se toccati da tale tragedia, magari anche poveri , un prete, una persona cara rimasta vicino a noi , e il nostro IO.
Un angelo è appena uscito dalla stanza… un angelo se ne è andato.
Rimane smarrimento e come un non sentire o un non voler sentire più nulla.
Con aggressività ci rivolgiamo al prete e chiediamo che cosa abbia fatto la persona tanto amata per meritare la morte! Che il prete lo dica !!
Non vogliamo bugie sulla “sofferenza del giusto”. Perchè’ doveva soffrire? Ci si diverte Dio?
Un sacrificio… per che cosa ?
Perchè non soffrono i cattivi?
E’ nella Bibbia, no?, che i malvagi fioriranno come un verde albero di lauro e i loro figli danzeranno con gioia nella strade !
Come mai i gentili, i buoni, gli innocenti sono tormentati ?
Perchè i fedeli sono sempre ingannati, i fiduciosi traditi ?
Non si parli di Satana, il principe del mondo. Chi l’ha fatto principe, chi gli ha permesso di essere principe? Dio!! .
Allora nostro Signore Gesù che ha sofferto sul Calvario? E’ valso a qualcosa il suo sacrificio?
Chi ha creato questo mondo orrendo, gli assassini dei docili, dei puri, degli onesti e dei giusti? Dio!!!
Chi ci ha lasciato può anche non aver conosciuto comodità nella sua povera vita, né pace né allegria. Soltanto lavoro e dolore. Che cosa ha fatto per offendere Dio?
A parer nostro nulla !!!
La virtù di chi ci ha lasciato l’ha oltraggiato e così per vendicarsi gli ha mandato sofferenza?
Non si dica che adesso è in pace, fra gli angeli, suonando l’arpa. Questa è la ricompensa per una vita irreprensibile?
Non c’è Dio, c’è soltanto il diavolo, forse dovremmo adorare lui invece di …..
Viviamo da tempo, ma non abbiamo mai visto il buono protetto e ricompensato.
Abbiamo visto invece il cattivo raccogliere i frutti…. abbiamo visto l’innocente impiccato, ucciso
con qual si voglia maniera ma sempre ucciso e pugnalato.
Abbiamo visto l’infame bere, ridere, fare l’amore, mentre le donne e i figli muoiono di fame e magari violenza.
Abbiamo visto il nobile disprezzato e preso a calci, depredato e ridotto alla fame.
Abbiamo visto i ladri prosperare e morire una santa morte .
Il sacedorte ci racconti le sue bugie, le sue scuse, le sue favole.
Il prete smarrito può rispondere non lo so, che Dio mi aiuti ma non lo so.Può dire :
Giobbe ha formulato le stesse domande e la risposta è stata : “dov’eri tu quando io fondai la terra”?
Ma accidenti! Noi siamo soltanto uomini, soltanto esseri umani!
Sì! può rispondere il prete, ma siamo eterni!.
I cattivi hanno la consolazione di Dio? Sentono la Sua voce ? No!!!
Ma i buoni lo sentono nel buio della notte dell’anima. Questo è il dono della vita. Il male ha solo la morte. Alla lunga è tradito da se stesso.
Il prete ad un certo punto è cosciente che di più non può dire e lascia chi è affranto disperato, che a questa disperazione reagisce con rabbia, preferisce spesso allora il sacerdote lasciare l’umano vicino ad una persona a cara sperando che questa possa capire e far capire la giusta reazione.
Si può sentire un dolore tanto acuto per la perdita subita, che brucia il petto come una torcia, ci si può guardare attorno e percepire il silenzio della casa, sentire la solitudine.
Ci si illude, consapevoli di illudersi ,che la persona cara guarisca, ritorni ristabilita fra le mura della comune abitazione. Che sia morta appare incredibile, impossibile a credersi. La si invoca, si invoca il suo nome e ci si aspetta di sentire da un momento all’altro la risposta della voce amata.
Le lacrime alcune volte scendono subito altre dopo, con un pianto sfrenato o con lacrime silenziose che testimoniano un dolore troppo profondo per essere espresso in parole . In alcuni casi le lacrime non scendono mai.
Ecco che il vivo, rimasto a noi vicino e anche caro, accomunato dallo stesso dolore, ci può prendere la mano e sussurrando cercare di avvicinarci.
Si cerca di parlare delle cose pratiche da farsi in certe occasioni, in funzione del Paese in cui viviamo, quasi per farci trascinare dalle situazioni contingenti e che queste ci lascino occupare la mente dal loro materialismo.
Ma poi il pensiero profondo ritorna :
Dio è l’avversario ….. non possiamo batterci con lui . E’ il nostro ….. nemico .
Si giunge quasi a volerlo rinnegare : ossia se c’è un Dio, non ci crediamo. Il mondo sarebbe diverso se esistesse. Dimentichiamolo.
Eppure c’è già la contraddizione ! La persona a noi tanto cara è al sicuro con Lui… se Egli vive.
Non può più farle del male!
Se non vi è Dio…. non vi è nulla,
neppure per chi ci ha lasciato!!! E quest’ultimo merita un Dio.
Merita soprattutto riposo e pace.
Poi l’animo sembra trovare una certa dose di ragionevolezza:
Ci piace pensare che ci sia un Dio…. per chi non c’è più.
Alcune volte ci viene detto che accanto ai trapassati appare un angelo… ed è piacevole pensare che sia il nostro caro, che andava a casa.
E allora crediamoci!
Ma non vogliamo credere nelle bugie, le bugie sono la cosa più crudele del mondo!
Noi sopportiamo… è tutto quello che ci resta da fare. E’ la sola verità che ogni uomo ha, la sola speranza…. sopportare.
Ma chi ci ha lasciato ci amava, forse ci ama ancora. Chi può dirlo? E noi ? Noi la amavamo.
Se ami qualcuno, non dimenticherai. Non ti allontanerai mai.
Le lacrime ancora ci accompagnano e ci bruciano gli occhi.
Oppure un silenzio voluto, auto imposto, un non voler parlare né con noi stessi né con altri, una chiusura quasi ermetica.
Poi una certezza che ha tardato a venire, una consapevolezza , dovuta forse al grande dolore ma comunque la certezza:
Tutto ciò che ci è rimasto…. è credere! Credere in Dio anche quando pensiamo di odiarlo, pretendiamo da Lui e lo imprechiamo.
Che cos’altro c’è? Un deserto di sassi, per nostro bene dobbiamo credere !
Possiamo provare che ciò sia una bugia? Una invenzione dei preti? Se un uomo pensa che c’è qualcosa deve esserci qualcosa ! Altrimenti come si può pensarlo?
Con la paura ?
Ma il timore di Dio è il principio della saggezza. Perchè abbiamo paura? E’ forse nelle nostre anime che temiamo ciò che è?
Si può immaginare di aver timore di un qualcosa che non sia …. verità, e mai lo fu ? No !
Nessuno ha dimostrato l’esistenza di Dio. Ma d’altronde nessuno ha dimostrato che non esiste.
E’ meglio per un uomo sperare che ci sia, piuttosto che negarlo.
Allora crediamo in Lui? Silenzio! Ma poi dal profondo dell’anima e della mente la voce mormora
Io credo…. Io credo… anche quando lo odio !
Con questa convinzione si cerca l’abbraccio il conforto di chi ancora vivo è a noi vicino, si piange,
ma ne nasce un reciproco conforto .
E quando si partecipa al funerale, se vi si può partecipare, i veri dolenti sono pochi, con rassegnazione , distrutti dal dolore e dall’amarezza accompagnano per l’ultimo viaggio terreno
la persona cara, e il pensiero che sempre più si fa strada è questo : meglio un mondo terribile con Dio che un mondo pacifico senza di Lui .
Perchè ho scritto quanto sopra? Perchè ho voluto immaginare che non sempre l’uomo può trovare
di fronte a ciò che reputa ingiustizie, in questo mondo odierno, disseminato di brutture inconcepibili, la volontà di ascoltare preti, amici, parenti che con parole consolatorie, parlando
con convinzione del mondo ultraterreno riescano a far sopportare una perdita insostenibile.
Si può reagire anche in maniera che appare blasfema, certo anche i ricchi possono soffrire in egual misura, ma chi maggiormente ha sofferto nella vita, non ha goduto di alcuni privilegi, e si veda privato dell’unico essere in cui aveva riposto tutto se stesso, possa avere reazioni anche di ira, collera, furore, sdegno, contro tutto e tutti, una ribellione incontrollata può scattare, senza riconoscere neppure in Dio una volontà suprema, inspiegabile per noi mortali.
Qui ho voluto riportare frasi, sensazioni vivibili,che non sempre sono mitigate dall’accoglienza di frasi consolatorie, che possono apparire di circostanza, che anche se dettate dalle migliori intenzioni ci appaiono ipocrite, non riescono o non permettiamo raggiungano il nostro profondo.
Non sempre e subito ci ripariamo nella fede.
In solitudine, o solo con la persona che è rimasta con noi in vita, e nella quale riponiamo tutta la nostra fiducia, possiamo esprimere sinceramente i dubbi, le incertezze, le paure. E se anche questa ci è negata, è con il nostro IO che dobbiamo ragionare.
Poi sopraffatti riconosciamo che la vita vuoi terrena vuoi ultraterrena è solo Dio che la dirige ed a Lui solo dobbiamo rivolgere e i nostri dolori e le nostre speranze .
Mi è stato chiesto alcune volte, come sensitiva, un aiuto di fronte alle circostanze che sopra ho narrato, come vorrei poterlo dare! Ma mi sento impotente!! Posso essere vicina a chi mi cerca, capire, ascoltare, parlare MA !!!! Solo Dio sa, solo in Dio possiamo credere, solo Dio può darci la forza necessaria per resistere proseguire!

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